Già le mani dall’acqua di Roma

Roma Capitale si accinge a vendere le sue quote azionarie di Acea Ato 2 ad ACEA holding: cosa c’è dietro ?

foto corteo 2

  1. Con la cessione delle quote azionarie, Acea Ato2 S.p.A. sarà interamente posseduta da Acea S.p.a. (tranne la piccolissima quota degli altri comuni e della Provincia). Il Comune di Roma non sarà più azionista diretto, rimanendo così relegato ad un ruolo di “controllo” esterno di un bene fondamentale quale l’acqua e la sua gestione. Il Comune dunque sarà impossibilitato a partecipare al voto nell’assemblea dei soci (art. 2351 del Codice Civile “Ogni azione attribuisce il diritto di voto”) e a designare un componente del Consiglio di Amministrazione.

  1. Rimanendo in una logica puramente finanziaria e ragionando esclusivamente dal punto di vista del ruolo di azionista del Comune di Roma, la cessione delle quote risulta essere un’iniziativa assai poco lungimirante visto che non si incasserebbero più i dividendi annui i quali ammontano in media a circa 2.100.000 €. Quindi passati 6 anni il Comune avrà perso ogni beneficio dalla vendita secca (che renderà circa 12.800.000 di euro) e l’operazione sarà in perdita.

  1. Dal bilancio di Acea S.p.A. si rileva che l’attività reale della stessa è, di fatto, attività finanziaria:

  • l’utile prodotto da Acea Ato 2 S.p.A. non è prodromico al sostegno degli investimenti perché, dedotte le imposte, è prelevato quasi interamente dai soci a titolo di dividendo;

  • Acea Ato 2 S.p.A., privata della propria liquidità, ricorre alla stessa Acea per ottenere dei prestiti. Nella pratica Acea S.p.A. presta alla sua controllata i suoi stessi soldi, ma lo fa a condizioni peggiori di quelli che si potrebbero ottenere da normali rapporti bancari.

    Appare, quindi, in tutta la sua evidenza la sperequazione del rapporto a danno della controllata (Acea Ato2 S.p.A.) e, quindi, a ricaduta sulle tariffe a carico dei cittadini. Questa strategia, mirata esclusivamente alla massima estrazione del profitto, ha portato il debito complessivo di Acea Ato2 S.p.A. a passare dai 345 milioni di euro del 1999 (anno in cui Acea S.p.A. è stata privatizzata) agli 844 milioni di euro del 2011. Acea Ato 2 S.p.A. è quindi incatenata in una spirale debitoria che tende vertiginosamente verso l’alto creando un costante aumento dell’indebitamento con incremento dei costi finanziari che peseranno sulla tariffa. È un modo indiretto di remunerare il capitale investito che il referendum 2011 ha abrogato. E quando la situazione debitoria di ACEA ATO 2 diventerà insostenibile, indovinate chi sarà chiamato a ripianare il debito!

  1. L’operazione di cessione delle quote di Acea Ato 2 S.p.A. serve anche a preparare il terreno ad un’operazione più ampia che vedrà Acea S.p.A. espandersi a tutto il centro Italia, il cui primo passo è proprio la cessione ad Acea S.p.A. delle quote dei singoli comuni. Alla fine del processo di fusione, il Comune di Roma non avrebbe più una partecipazione diretta nella holding romana e potrebbe ridurre la sua attuale quota al 30%, con una conseguente debolezza del suo ruolo di Ente Locale: uno scenario che si configura come un reale aggiramento dei referendum e una concreta privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua.

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